La televisione non è scomparsa, si è spostata e vive altrove: nei feed, nelle connessioni di un pubblico che scrolla gli smartphone, i tablet e abita le piattaforme, dove gli algoritmi decidono cosa vedere e il racconto si mescola al consumo. In questo nuovo ecosistema, la tv si ibrida con il linguaggio dei social, si frammenta in clip, si ricompone in meme e si estende nei format digitali. Come mette in evidenza il volume, si tratta di una televisione espansa, che dialoga con l'intelligenza artificiale, costruisce archivi infiniti e personalizza gusti e sguardi. Un arcipelago di pratiche, linguaggi e dispositivi in cui i dati partecipano al processo creativo, orientano le narrazioni, plasmano ritmi e formati, ridefinendo il ruolo degli autori e il senso stesso della scrittura. Nel contesto italiano, la televisione lineare entra in osmosi con piattaforme e social media, dando vita a un modello eterogeneo in cui si riconfigurano le modalità di partecipazione dello spettatore e la visione si trasforma in esperienza condivisa e continua.