Quando Natalia Ginzburg arriva in Abruzzo, la sera del 13 ottobre del 1940, non sa ancora che quei luoghi diventeranno una soglia decisiva della sua vita e della scrittura. Il confino a Pizzoli, la montagna, i piccoli villaggi e le loro strade segnano una sospensione che è storica ed esistenziale. L'Abruzzo emerge così non come sfondo, ma come spazio morale e narrativo: una terra di passaggio in cui Ginzburg troverà la sua poetica, inaugurando una delle voci più sorprendenti della letteratura italiana del Novecento.