In questo libro Merlino offre un'interpretazione filosofica, giuridica e politica del concetto di storia, che dispiega così la sua carica critica di alcune delle più convenzionali idee diffusesi nel dibattito dottrinale di ieri e di oggi. Mettendo in relazione contesti culturali europei, come quello austriaco e tedesco o quello francese e italiano, sono interpretate le filosofie giuridiche di autori come Benjamin, Croce, Tocqueville e Montesquieu, Kelsen e Heller, giuristi e filosofi che hanno riflettuto sulla storicità del diritto per erodere quelle che Paolo Grossi ha chiamato «mitologie giuridiche» della modernità, ossia i suoi più consolidati luoghi comuni.