Presente al Concilio di Nicea in qualità di diacono e futuro successore di Alessandro, vescovo di Alessandria, nel suo De decretis Nicaenae Synodi Atanasio riprende la discussione così come si è fissata nella sua memoria. Interessato soprattutto a difendere l'operato del Concilio e a mostrarne l'unanimità, non fa opera di storico, bensì rimane strettamente aderente al dibattito dottrinale, contrapponendo i padri conciliari al gruppo degli ariani-eusebiani. Di importanza fondamentale tra gli scritti antiariani di Atanasio, in esso per la prima volta difende apertamente l'homoousios niceno e ne dà l'interpretazione teologica. In questo modo segna un passo avanti nella riflessione trinitaria, fino ad allora espressa in un linguaggio approssimativo e con scarsa chiarezza concettuale, aprendo la strada alla piena formulazione concettuale e terminologica dei padri cappadoci, che affermeranno chiaramente l'unicità dell'ousia e la distinzione delle persone.