Pubblicato originariamente nel 1980, I diari del cancro è molto più di un'opera sulla malattia: è un manifesto politico su corpo, visibilità e resistenza, firmato da Audre Lorde, una delle voci più significative del femminismo Nero, insieme a bell hooks e Gloria Anzaldúa. Mescolando la forma del diario con quella saggistica, l'autrice racconta la propria esperienza con il cancro al seno - dalla biopsia alla mastectomia - per trasformarla in un atto di rivendicazione collettiva. Il suo rifiuto delle protesi scardina ogni norma di conformità dell'immagine femminile: Lorde rivendica in questo libro il diritto di vivere la perdita fisica apertamente, senza nasconderla, opponendosi al silenzio che circonda i corpi delle donne e all'obbligo sociale di "apparire integre". Come donna Nera, lesbica, madre, guerriera e poeta, Lorde reinventa sé stessa secondo i propri termini e offre la propria voce e il proprio coraggio a chi si trova ad affrontare un percorso difficile come il suo, perché parlare di cancro significa anche parlare di sopravvivenza, sessualità, cura di sé e autodeterminazione. Poetico, intimo e radicale, I diari del cancro trasforma il personale in politico, dando forza alle donne per definire sé stesse e trasformare il silenzio in linguaggio e la paura in azione.