La mostra personale di un artista può basarsi su diversi temi che ne giustificano la composizione. È sempre necessaria una base e una continuità che ne fa un filo conduttore simile ad una narrazione. Non è sempre facile seguire questo criterio quando l'artista rappresentato non è più presente per dare le proprie definizioni e le sue opere, ormai disperse nel mondo, sono già state studiate e incorporate a seconda dei soggetti. La mostra qui presente, voluta dal fine conoscitore Fabrizio Russo e curata da Daniela Fonti per commemorare i sessanta anni dalla scomparsa di mio padre, fa un'eccezione. Essendo lui molto vicino alla famiglia dell'artista, conosce ognuna delle opere provenienti, quasi tutte, dalle collezioni personali degli eredi e sa come intrecciare dei soggetti apparentemente non facili da amalgamare e poterli confrontare anche nella diversità di stile ed epoche che si possono trovare in ogni opera presente. Si tratta di un'impresa interessante e originale che si avvicina più alla letteratura che alle opere plastiche, rendendo ogni opera quasi parlante, che potrebbe raccontare la ragione della sua esistenza, costringendo chi la guarda ad approfondire e conoscere meglio il periodo al quale si trova legata.