Inclusione e inclusività sono parole di tendenza nel nostro tempo: ricorrono insistentemente nel lessico quotidiano e nel dibattito pubblico, quasi fossero una questione di "moda", a cui tutti debbono uniformarsi e delle quali nessuno può fare a meno. Eppure, il concetto stesso d'inclusione nasconde in sé delle ambiguità: includere vuol dire accogliere chi è escluso, discriminato per il suo modo di essere e di esistere, ma chi decide di far entrare nella comunità coloro che ne vengono marginalizzati? A quali condizioni e con quali modalità si persegue questo scopo? A quale prezzo? Partendo da una riflessione della costituzionalista Giuditta Matucci, due esponenti del mondo della pedagogia si confrontano su un modello di gestione della diversità e della convivenza che, pur nel dichiarato intento di realizzare obiettivi di equità e di giustizia sociale, porta non di rado ad alimentare pregiudizi e automatismi già vivi nella società, allontanandosi, di fatto, dal fine di promuovere quella dignità umana che la nostra Costituzione intende garantire a tutti e a ciascuno, assicurando, così, la pace sociale.