Descrizione
Nel 1974 usciva per Mondadori uno dei libri più belli, e meno ricordati, sulla Resistenza in Italia. L'autore era Mario Spinella (1918-1994), che nel 1943, dopo essere sopravvissuto alla tragica ritirata italiana dal Don, era entrato nelle file della Resistenza, era stato catturato dai nazifascisti e aveva partecipato alla liberazione di Firenze. Sul crinale tra autobiografia, saggio e romanzo, Memoria della Resistenza raccontava in modo intimo, senza agiografia o concessioni neorealiste, una delle pagine più drammatiche del Novecento italiano; lo stesso avrebbe fatto, qualche anno dopo, in Lettera da Kupjansk (1987), incentrata sulla campagna di Russia. Spinella metteva a nudo il suo vissuto, ma tracciava anche l'esame di coscienza di una generazione, la sua, formatasi nelle scuole dell'Italia fascista e approdata a scelte radicalmente opposte attraverso l'impegno nello studio e il trauma della guerra. Eppure, Spinella non fu solo un memorialista, ma molto altro: un allievo della Normale diretta da Giovanni Gentile, un funzionario del Pci impegnato nella direzione delle scuole di formazione del partito, la firma di periodici culturali come «Società», «alfabeta» e «Il piccolo Hans», l'autore di romanzi sperimentali e lo studioso di Gramsci innamorato di Proust e Guicciardini. Scomparso nel 1994, Spinella sembra essersi inabissato con il suo secolo e con il partito in cui si era riconosciuto per tutta la vita. L'approdo del suo vasto archivio al Centro Manoscritti dell'Università di Pavia è parsa allora l'occasione propizia per riscoprirne la biografia e l'opera e, assieme, per provare a riflettere su un modo di intendere il lavoro intellettuale lontanissimo e attuale.