Con questo libro l'autrice intende chiudere un cerchio apertosi oltre cinquanta anni fa. Il cerchio della interrogazione e della meraviglia intorno ai sogni dell'analista e dei pazienti. Come accogliere questi sogni per non distruggerli? Come farsene guidare? Come non usarli? Ma in un cerchio il punto finale è sempre un punto iniziale, ed ogni punto che segna un termine anche segna, nel medesimo istante, un'origine. Quel cerchio che si chiude, dunque, intende, per così dire, sporgersi oltre se stesso, aprirsi a nuove ipotesi di lavoro, sì da mettere in moto pensieri ulteriori e da avviare un dialogo tra il lettore e il testo, in un gioco di possibili aggiunte, evocazioni, nuove riflessioni.