Il thriller, più di altri generi, interpreta la società, rivelandone crepe e inquietudini. Non nasce solo per tenere lo spettatore col fiato sospeso: spesso intercetta il clima del proprio tempo, altre volte lo precede, come dimostra gli "Uccelli" di Alfred Hitchcock (1963), che già lasciava intravedere ansie legate all'emergenza ambientale. Quando raggiunge i suoi vertici, il thriller riesce a trasformare vicende reali e figure della cronaca nera in simboli potenti, capaci di sedimentarsi nell'immaginario collettivo. È il caso del serial killer "ante litteram" di "M. Il mostro di Düsseldorf" (1931) di Fritz Lang, o dei percorsi oscuri che legano "Psyco" (1960), "Il silenzio degli innocenti" (1991) e "Non aprite quella porta" (1974) alle vicende disturbanti dell'oscuro omicida Ed Gein. In questo saggio l'autrice non abbraccia l'intera produzione thriller, impossibile davanti alla vastità del genere, ma traccia una mappa ragionata: racconta i film che hanno inciso più a fondo, quelli che hanno ridefinito linguaggi, contaminato altri generi, aperto nuove direzioni. opere che, soprattutto, hanno saputo cogliere le derive della società e amplificarne le paure.