La riscrittura radicale del mito già presente in Cassandra prosegue con Medea, romanzo in cui Christa Wolf indaga le fonti antiche per rendere giustizia alla Medea delle tragedie greche Amante ossessiva o madre crudele, Medea è da sempre definita in relazione agli altri, ma riconquista qui tutta la sua libertà Nel romanzo di Christa Wolf, Medea è una donna forte e libera, una maga depositaria di un sapere del corpo e della terra. È questo secondo sguardo che le fa scoprire un orribile segreto nascosto nel sottosuolo del palazzo reale di Corinto. Medea dovrà pagare per aver svelato il crimine su cui si fonda il potere. Non saprà né vorrà difendersi perché - dopo aver abbandonato la natia Colchide, anch'essa macchiata di sangue innocente - non ha più radici né ideali che la sostengano. La figura di Medea ci è stata consegnata da Euripide soprattutto come la madre che ha ucciso i propri figli, la violenza irrazionale contrapposta alla razionalità patriarcale della civiltà greca. Christa Wolf ribalta questa versione con una vera e propria indagine riallacciandosi alle fonti antecedenti Euripide.