Questo studio indaga il ruolo centrale del mito nella poesia e nella narrativa di Cesare Pavese. Dagli anni Quaranta, l'incontro con la cultura tedesca e la lettura di Jung orientano lo scrittore verso una concezione simbolica del mito, in dialogo con gli studi e le intuizioni che, nel periodo tra le due guerre, rinnovarono il pensiero simbolico europeo. Pur senza aderire esplicitamente alla psicologia junghiana, Pavese elabora una personale mitopoiesi in cui memoria, paesaggio e immagini interiori si trasformano in archetipi narrativi: da Feria d'agosto ai Dialoghi con Leucò, fino alla maturità della Luna e i falò, il mito diventa la chiave per leggere l'inconscio individuale e collettivo, e per chiudere - in forma circolare - il percorso della sua opera.