In "Scintilla" la parola si misura con il vuoto, con il respiro, con la luce. È un attraversamento delle soglie del dire, un esercizio di ascolto e di presenza. La poesia di Davide Monopoli è laboratorio e rivelazione: scava nel ritmo e nella materia sonora del linguaggio fino a far emergere la voce che non si possiede, ma che attraversa. Una lingua ridotta all'essenziale, che lascia intravedere nel suo scarto la possibilità di una rinascita, di una nuova "favilla" di senso.