Brevi accenni, vigorose pennellate, vicende minime che attraggono il lettore lasciandolo senza fiato per le conclusioni assolutamente inaspettate. Si potrebbe pensare che Denis Emorine si rifaccia al teatro dell'assurdo, a Beckett o a Ionesco o forse a Pirandello, ma la sua originalità si discosta dai maestri, perché il paradosso non sta nell'immaginare vicende strane o particolari, ma nella realtà stessa, quella di tutti i giorni, quella che cade sotto i nostri occhi e che non vediamo. Pertanto, accostarsi a questa raccolta di novelle comporta una vera e propria esplorazione della vita consueta attraverso uno sguardo più critico e più consapevole.