Perché, in realtà, questo libro, oltre ad essere l'epitaffio sgomento di una perdita, ci parla di un'uguaglianza stupefacente, quanto incomunicabile e terribile, tra noi e le bestie, tra chi apparentemente comanda e chi apparentemente obbedisce: cambia il punto di vista e cambiandolo scopre la fragilità d'ogni progresso, d'ogni civiltà, d'ogni cultura e della natura stessa così come la conosciamo: di ognuno di noi, d'ogni cosa nel mondo. Sia che si parli, sia che si abbai, la domanda in realtà è la medesima e non c'è semiotica o grammatica con cui sia possibile darle risposta: Come possiamo tornare, da quale ferita si passa?