Le nostre emozioni sono ormai il carburante dell'ingranaggio digitale che modella il mondo. Ogni gesto online produce dati che le piattaforme trasformano in stimoli pensati per intercettare desideri, paure e aspettative. In questo flusso ininterrotto di sollecitazioni prende forma il prosumer, un sé ibrido in cui consumo e produzione si alimentano a vicenda. Con la sua consueta lucidità, Eva Illouz descrive la metamorfosi delle nostre identità nell'era delle piattaforme: soggettività immerse in una «solitudine affollata» fatta di relazioni virtuali e bolle informative che ridefiniscono chi siamo e come guardiamo il mondo. Se oggi la tecnologia non si limita più ad accompagnare l'esperienza umana ma la organizza e la ingloba, questo libro è un invito urgente a coltivare forme di resistenza emotiva contro la tentazione di delegare la nostra vita agli algoritmi. Un percorso per ripensare il legame tra psiche e tecnologia e ritrovare spazi in cui tornare davvero a sentire e a pensare.