Nella moderna costellazione dei saperi la filosofia non si è in essi dissolta, perché ha voluto (e vuole tuttora) essere pensiero critico di umane idee (Vico) e, insieme, filosofia "tutta cose" (Genovesi), esercitata nelle scuole, finanche nelle private, distinte dalle strutture didattiche religiose (innanzitutto quelle gesuitiche ancora molto attive nella Napoli di Sei-Settecento); una "filosofia" modernissima nel cogliere le istanze della trasformazione dell'umano e dei suoi linguaggi nei luoghi pubblici della formazione culturale e professionale, dell'educazione alla "cittadinanza attiva". A questi luoghi si legano le esperienze assai diverse per origine e consistenza delle Biblioteche napoletane esaminate, sorrette da uno stesso impegno politico-culturale, quello di vivere e operare, di rendere pubblico il sapere, accogliendo e trasformando quanto già presente nel tessuto della città (oggi si dice "Terza Missione"). La ricchezza dei beni, non solo librari, attesta il valore di queste istituzioni e della loro missione che ha senso ricostruire e riproporre.