Fenomenologia della fantasia è un percorso all'interno degli orizzonti di assenza che permeano l'esperienza. La nostra percezione non dipende tanto dalla semplice presenza quanto dal rapporto che stringiamo con le assenze che costantemente la attraversano: con tutto ciò che è stato, che è in un altro luogo del presente, che è di lì a venire, che è possibile o impossibile a realizzarsi. Questa idea assume la sua forma più radicale nel panorama iconico contemporaneo in cui, complici i nuovi media, la coscienza fa continuamente esperienza di immagini, cioè oggetti che si costituiscono dall'intersezione tra ciò che è presente e ciò che è assente, tra il coinvolgimento di un atto percettivo che ci pone davanti a un'immagine in qualità di cosa fisica e un atto immaginativo che ci ricorda pur sempre che l'immagine può essere solo il luogo in cui si rende presente qualcosa che è assente. Partendo da questa idea fondamentale, rinvenibile attraverso un'interpretazione del pensiero di Edmund Husserl, viene qui proposta una teoria della percezione più attenta ai contenuti assenti e consapevole che, al fine di una più adeguata comprensione dei fenomeni intellettuali, emotivi e psicologici, occorre non solo mettere l'accento su ciò che è visibile, ma anche su tutto ciò che è nell'ordine dell'invisibile.