Il testo fa un'analisi comparativa dell'opera di due "classici" della sociologia e del pensiero politico contemporaneo: due autori che, posti di fronte ai nuovi scenari prodotti dall'introduzione del suffragio universale giunsero a nuove definizioni della democrazia con un vocabolario per molti aspetti simile. Da un lato (è il caso di Weber) il percorso di un intellettuale liberal-democratico disposto ad accettare i tratti plebiscitari della democrazia dei partiti come l'unico argine alla minaccia dispotica delle organizzazioni burocratiche; dall'altro (Michels) il percorso di un intellettuale radicale che era destinato a riconoscere nel fascismo italiano una vocazione democratica più autentica di quella propria delle democrazie parlamentari.