Con uno sguardo alle avanguardie futuriste e dadaiste, nonché nell'arte relazionale, il volume indaga il gioco come categoria estetica, dispositivo critico e strumento pedagogico. Attraverso un dialogo tra arti visive, teoria della percezione e scienze dell'educazione, la ricerca intreccia le riflessioni di Maria Montessori, Friedrich Fröbel e Bruno Munari con l'analisi delle pratiche artistiche del Novecento e della contemporaneità. Ne emerge un quadro teorico e esperienziale che, fin dalle prime esplorazioni sensoriali dell'infanzia, restituisce al gioco la funzione generativa di dispositivo educativo inteso come spazio di conoscenza.