«La scioltezza, ecco ciò che la gente teme in una persona (in una donna)». Ambientato in quello che potrebbe essere il futuro e incentrato su sei donne che condividono uno spazio in una sorta di torre abitativa fatiscente, "Le rovine" è il resoconto di una pungente verità frammentata, come uno specchio antico e prezioso: caduto, che ti guarda dal pavimento, riflettendo lampi di luce e frammenti dell'inevitabile. Una pulsante narrazione a mosaico liquido, un romanzo caleidoscopico, volutamente disorientante nella sua scioltezza, e animato da brani di discorso corale, spesso vernacolare, spesso origliato. È un libro che sembra attingere a profondi pozzi della realtà afroamericana: le sue protagoniste femminili resistono all'autorità attraverso la vivacità stessa del loro raccontare, mettendo in moto un processo di liberazione e un'inversione misteriosa del controllo derivante dall'emarginazione.