Il Mezzogiorno in armi (1860-1870) racconta il decennio in cui il Sud diventa il banco di prova dell'Italia unita. Visto dal Mezzogiorno l'"unificazione" non è cambio di bandiera: è una trasformazione di istituzioni, codici, fiscalità, coscrizione, demani e conflitti agrari. Nei paesi la politica prende un volto: presidi, perquisizioni, requisizioni, arresti, delazioni. In questo clima esplode il brigantaggio fenomeno vario in cui si sovrappongono legittimismo borbonico, protesta contadina, reti locali, vendette e criminalità armata. Il libro ricostruisce la risposta dello Stato unitario come un dispositivo di costruzione statuale: una "guerra interna" che legittima l'eccezione, militarizza i territori, amplia i poteri di polizia e affida alla giustizia militare il controllo delle comunità ritenute "infette". La Legge Pica è lo snodo emblematico e introduce la categoria di colonialità interna: un Mezzogiorno incluso nella nazione, ma spesso governato come periferia da disciplinare. Da qui nasce la Questione meridionale: non destino geografico, ma scelte politiche e narrazioni che costruiscono il "Sud problema". Una rilettura del Risorgimento per capire le radici della cittadinanza.