Il saggio rilegge l'Inferno dantesco attraverso le 'medical humanities', mostrando come le pene dei dannati rappresentino una sofferenza multidimensionale (somatica, psicologica, sociale e spirituale). L'autore evidenzia la sorprendente modernità del linguaggio di Dante Alighieri nella descrizione del dolore e i personaggi dell'Inferno vengono riletti come paradigmi clinici di diverse forme di sofferenza. Ne emerge un invito al medico contemporaneo a recuperare uno sguardo capace di ascoltare e interpretare il dolore nella sua interezza.