Le cose elementari di Giuliano Maroccini è il risultato di un processo di condensazione che unisce leggerezza ludica e ricerca di radicalità. Pur nelle somiglianze con Beppe Salvia e Toti Scialoja, Maroccini conferma un linguaggio poetico proprio consapevolmente ridotto alla semplicità essenziale, eppure frutto di una meditazione sul Bello e sull'Essere, da cui origina una poesia dalla musicalità attraente, con andamento da filastrocca, che è sempre alla ricerca di una parola-mondo, una parola che designando l'oggetto nella sua nudità lo assolutizza come fosse osservato dallo sguardo incantato di un bambino.