Ad ogni verso si avverte l'irrequietezza generata dal desiderio di "espellere" tutto il chiasso buio che si ha dentro, di esprimerlo così com'è e non per comunicarlo a qualcuno, bensì per gridarlo a se stessi e liberarsi dall'assordante oscurità che impedisce di vedere il lato bello delle cose e che porta a soffermarsi solo su quello che non va. Dunque, il caos realizzato dal nostro poeta è un mezzo per utilizzare il marciume emotivo come punto di partenza per proiettare l'attenzione verso ciò che funziona, per individuare una strada grazie alla quale riconoscere il proprio percorso ideale, nonostante sia un cammino che non sarà mai del tutto comodo, anche se necessario.