Ognuno di noi ha un bambino nascosto nelle trame delicate del tempo del proprio passato. Un bambino a cui avremmo voluto insegnare ad amare e a pretendere di essere amato, mostrare sentieri nuovi da percorrere rispetto a quelli che sarebbe stato meglio evitare, poter dare quella carezza che ha aspettato per anni, quella dolce parola che placa il vento e ripara dalle tempeste, riempire quel vuoto orribile da cui cercherà di fuggire per tutta la vita. Quel bambino ci osserva, ogni giorno, in ogni momento della nostra giornata e ha gli occhi tristi. Non vi è giudice più severo in quello sguardo che scavalca le volte del tempo e pesa tutto ciò che abbiamo detto e fatto ma, soprattutto, per ciò che non è mai stato.