Descrizione
Dopo anni di delusioni, di vittorie mancate, di eliminazioni sofferte, di polemiche e talvolta anche di rimpianti, nel corso della stagione 2009-2010 il calcio italiano assiste a un trionfo assoluto, per certi versi irreversibile: l'unica squadra della Serie A mai scesa in B, l'Inter, diventa anche la sola ad aver vinto nella stessa stagione scudetto, Champions League e Coppa Italia. Lo storico triplete sembra portare a compimento la «Moratteide», consegnando ai tifosi la scena madre in cui Massimo Moratti abbraccia, e forse un po' si divincola affettuosamente, dallo spettro amatissimo di Angelo. Dal fantasma di un padre mitologico, nato un secolo e un anno prima del triplice trionfo, fondatore della Saras (l'industria petrolifera), e artefice della Grande Inter degli anni Sessanta, due volte campione d'Europa e del mondo. Per i Moratti l'Inter è sempre stato un affare di famiglia, anche quando non la possedevano. La loro saga si consuma tra pragmatismo e amore, tra l'azzurro del cielo e il nero del greggio, tessendo un romanzo corale tenuto insieme da numerose analogie: tra gli istrionisimi vincenti di Helenio Herrera, il Mago argentino, e José Mourinho, lo Special One portoghese; tra la classe di gente come Julio Cesar e Sarti, Maicon e Facchetti, Javier Zanetti e Picchi, Eto'o e Mazzola, Milito e Luis Suárez, e i loro preziosi scudieri. Il triplete li riguarda tutti, questi cavalieri da grandi imprese, anche quelli delle stagioni in bianco e nero, persino quelli che si alzavano poco dalla panchina. Una vittoria così completa sembra il placarsi di un'ossessione antica. Profuma di lieto fine, raggiunto per regalare una gioia incancellabile al popolo nerazzurro, più che per affermare una supremazia. La più dolce delle follie di un Inter pazza e romantica, come da corredo genetico.