Questo nuovo romanzo di Giuseppe Strianese si caratterizza come "continuità di racconto" rispetto alla precedente opera "Mangiavamo pane e cinema". Una continuità, tuttavia, costruita "a ritroso". Esso non racconta, infatti, le vicende successive a quelle narrate nell'altro romanzo, ma espone- con capillari testimonianze e minuziose ricerche - la vita e gli avvenimenti dei due nuclei familiari da cui nacque Michele Strianese, padre dello scrittore e protagonista del precedente libro sul cinema. L'artificio letterario adoperato dall'autore all'inizio (suo padre che gli viene in sogno e che lo invita a trovare le radici del loro casato), gli consente di motivare adeguatamente il racconto di vita dei due nuclei familiari imparentatisi grazie alle nozze dei suoi genitori. "Diario Vavone" è una saga, cioè una narrazione di vita di più generazioni, come se ne trovano tante nella letteratura mondiale (basti pensare a "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez o al capolavoro di Thomas Mann "I Buddenbrook" per citare, tra i tanti, due esempi).