Per andare da Vienna a Zurigo c'è chi decide di fare il giro largo. C'è chi passa per l'Egitto, l'India, la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti. È così che, il 2 agosto 1953, la venticinquenne Katharina von Arx si imbarca a Genova sull'Asia alla volta dell'Oriente. Il bagaglio? Pochi vestiti, un casco tropicale, pennelli, tavolozza e un ukulele. I soldi sono pochi, ma ci si penserà strada facendo. Tra una biciclettata a Napoli e un cocktail party a Calcutta, tra un teatro di Hong Kong e un ristorante giapponese di stretta osservanza - passando per la stampa indiana e la televisione americana - la viaggiatrice leggera si farà largo con candore ma senza ingenuità, in barba ai pregiudizi e al perbenismo delle società che attraversa. "La viaggiatrice leggera" è una narrazione fresca, piena di vitalità e meraviglia. Animata da uno spirito ironico e sfacciato, orgoglioso anche delle proprie idiosincrasie, Von Arx trasforma il viaggio in un pozzo inesauribile di esperienze, generosamente offerto a chiunque sappia attingerne. E, come diceva spesso, «non bisogna essere ingrati».