Con Stelle dissidenti, Luciano Tribisonda firma la sua raccolta più matura e consapevole, dove il verso si fa dimora delle ferite e dei ritorni, della perdita e della parola ritrovata. In un universo emotivo popolato da memorie familiari, città adottive e immagini concrete come il cibo, il corpo, la materia quotidiana, la poesia diventa un gesto di resistenza e cura. Accanto a testi civili come Thakla, struggente elegia per le madri palestinesi e a riletture intime di archetipi come Dante e Virgilio, emerge una voce che conosce le macerie dell'incertezza ma sceglie di cantarle. Una parola che inciampa, vacilla, si spezza, ma nel farlo illumina con delicatezza frammenti di senso e simmetrie possibili. Una raccolta profonda e necessaria che affida al lettore non risposte ma domande condivise, nella fragile fiducia che anche dalle fratture possa nascere un canto.