«È una poesia all'apparenza semplice, quella di Margherita Autuori, che con questa sua opera prima, intitolata Acqua alle lame, offre al lettore uno pseudo canzoniere esistenziale dove, nel riflesso umbratile del mondo, si specchia sia la coscienza dell'autrice che quella del suo "doppio", inteso qui come l'altra parte di sé che si dà senza chiedere null'altro se non la condivisione di uno sperato bene comune, immediato e allo stesso tempo portato dentro con fedeltà e anche sofferenza, in attesa di poterlo restituire.» (dall'introduzione di Antonio Bux)