Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi erano i soli giornalisti italiani sotto le Torri Gemelle di New York, quel tragico mattino azzurro di sole dell'11 settembre 2001 che ha cambiato il mondo. Testimoni oculari del dramma delle decine di persone che si buttavano dagli ultimi piani in fiamme, hanno firmato i reportage finiti, il giorno dopo, sulla prima pagina dei loro quotidiani, il Corriere della Sera e La Stampa. Costretti a evacuare l'appartamento di Battery Park in cui abitavano da un anno, danneggiato dai detriti dei crolli e inagibile, non vi sono più tornati. Quell'esperienza traumatica, paradossalmente, li ha convinti a restare. Doveva essere una trasferta temporanea, ma è proprio in quel momento, con la cenere di Ground Zero ancora nell'aria, che hanno deciso di restare. Perché si sono detti: «New York va ricostruita, e ha bisogno anche di noi». In questo quarto di secolo dall'attacco di Al Qaeda hanno provato di tutto: i cambi dell'amministrazione cittadina da Giuliani a Mamdani; la creazione di nuovi musei, teatri e università; gli uragani devastanti. E la New York privata, vissuta e vista con la lente dell'esperienza familiare. Sono diventati cittadini americani e hanno votato. Hanno allevato una figlia, dalla scuola elementare alla Columbia University, fino al suo matrimonio con una ragazza americana. E oggi sono nonni di due nipotini a cui insegnano l'italiano.