Descrizione
La letteratura del secondo Novecento non solo continua a parlarci di musica, ma in molti casi... suona. Da Jack Kerouac, che voleva scrivere romanzi come assoli bebop, a Allen Ginsberg, che modellava i versi sul respiro del jazz, fino a William S. Burroughs, che trasformò la pagina in una macchina da remix col cut-up, il testo diventa spartito, ritmo, loop, improvvisazione. Con la Beat Generation prende spunto l'idea che un romanzo possa funzionare come un disco: tracce, variazioni, ritorni tematici. Da lì la scia continua: Philip K. Dick che vibra come un'interferenza radio, J.G. Ballard che scrive paesaggi sonori post-industriali, Pynchon che incrocia compositori reali a partiture irreali; Don DeLillo che fa del rumore mediatico una partitura narrativa, Chuck Palahniuk che costruisce romanzi come set punk, David Foster Wallace che cita il rap come modello di crossover stilistico, Bret Easton Ellis che usa le playlist come palinsesto romanzesco; giù giù, fino a Lansdale che scaraventa Elvis, oramai ridotto a una vecchia cariatide rock, in un universo parallelo. Questo libro è una visita guidata alle pagine degli scrittori (post-)moderni che non solo parlano di musica e la citano, ma a lei si ispirano fino a farla (ri)suonare. In fondo, lo "scrittore d'oggi" non ha mai smesso di inseguire un sogno antico: nutrirsi di musica - sia essa jazz, rock, pop, rap, classica o avanguardia - parlandoci di essa, da un lato, e trasformandola in pagina scritta-partitura, dall'altro. Perché ci sono scrittori che non solo vanno letti, ma soprattutto... vanno ascoltati.