Milano. 21 giugno. Il Pride. Fa caldo. La città è satura. Non è una festa, ma una zona di attrito: tra corpi, classi sociali, desideri, ideologie e potere. Cinque persone attraversano la giornata. Non sono eroi, non sono simboli, non sono esempi. Sono corpi dentro il presente. Cesare consuma ed è consumato. La sua fame non è solo di cibo, ma di fuga, di sensazioni, di qualcosa di innominato e ardente. Guglielmo ferisce senza muovere un dito. L'arroganza gli aderisce addosso come una seconda pelle. Nella sua risata risuonano echi di guerra. Manuele chiede rispetto con l'uniforme e l'atteggiamento. Venera l'ordine, anche quando tutto intorno a lui crolla. Alessia danza sul bordo del senso. Smonta i simboli, solo per ricomporli nel modo sbagliato. E Diana, semplicemente è. Non trattiene nulla, nemmeno se stessa. Il suo silenzio non è assenza: è divinità. Apocalypse Pride - Un'odissea corale è una fotografia secca della società contemporanea. Non giudica, non consola, non indica una via d'uscita. Mostra cosa succede. E alla fine rimane una sola, silenziosa domanda: e se lasciare andare l'idea di avere ragione fosse l'unico modo per essere liberi?