Tra affreschi neoclassici e corridoi ovattati di una residenza si annida un silenzio feroce: quello dell'anoressia. Mimmo Sorrentino prova l'impensabile, fare teatro con ragazze che temono lo sguardo e hanno fatto del sottrarsi una lingua. Questo libro racconta un "antiteatro", dove la finzione arretra e restano i corpi fragili, la vergogna, un desiderio che fatica a emergere. Tra esercizi di fiducia e parole nate dal vuoto affiorano figure indimenticabili, protette da soprannomi come Samurai e Volto Di Pesca, e la sofferenza si fa racconto condiviso. Il percorso culmina in un gesto radicale. Un romanzo ispirato a fatti reali, intenso e necessario, sul teatro come cura e sulla possibilità di intravedere, anche nel buio, qualcosa di meglio del dolore.