Il De pace fidei di Niccolò Cusano, qui presentato con la nuova curatela di Enrico Peroli, e accompagnato da un saggio di Massimo Cacciari, è un'opera fondamentale nella storia del pensiero rinascimentale, interpretata nei secoli successivi come antesignana dell'idea moderna di tolleranza. Lo spunto - che apre oggi a riflessioni di sorprendente attualità - è quello del conflitto religioso. Il 29 maggio 1453 il sultano Maometto II entra vittorioso a Costantinopoli. In un'Europa terrorizzata dall'avanzata turca, è per molti non solo la fine del millenario Impero romano d'Oriente, ma il preludio al definitivoscontro fra civiltà cristiana e musulmana. La guerra è dunque inevitabile? Non per Cusano: non è con la violenza che si deve rispondere alla violenza, ma con il dialogo. Partendo dalla ricerca dei presupposti comuni a tutte le religioni, il filosofo e teologo umanista dimostra che "non vi è che un'unica religione nella varietà dei riti": compresa questa verità, l'odio e la guerra cessano di avere senso. "Il dialogo è realmente tale non solo quando prospettive diverse si incontrano e confrontano, è anche necessario che ognuna di esse si dichiari e sappia argomentare in proprio favore." (Massimo Cacciari)