Il 15 dicembre 1972 veniva pubblicata sulla "Gazzetta ufficiale" la legge n. 772 che riconosceva l'obiezione di coscienza al servizio militare in Italia. In ritardo rispetto a molti altri paesi europei, anche la nostra Repubblica ammetteva che si poteva "servire la Patria" non solo con le armi. Da allora, e sino all'abolizione della coscrizione obbligatoria nel 2006, centinaia di migliaia di giovani hanno usufruito di quella legge. Ma come si è arrivati a essa? Chi si era battuto per averla? Quali erano le implicazioni profonde del riconoscimento di quel diritto? Quella legge era parte del complesso processo di attuazione della Costituzione del 1948. A battersi in suo favore furono due fronti, paralleli e diversi tra loro. Da un lato, perseguiti e perseguitati, ci furono i singoli obiettori che affrontarono mesi, talora anni, di carcere militare per la loro protesta: non tutti erano militanti politici ideologicamente motivati, molti erano mossi da motivi religiosi. Dall'altro lato, hanno pesato l'incedere dei tempi e la mobilitazione di politici, intellettuali e uomini di fede che hanno legittimato il valore della lotta degli obiettori e denunciato l'ingiustizia della persecuzione giudiziaria e militare cui erano sottoposti. Grazie a un'importante documentazione è possibile oggi ricostruire la storia di questa importante battaglia di democrazia.