Il volume indaga la figura di Esterina Rossi, la tuffatrice cantata nella lirica Falsetto degli Ossi di seppia da Eugenio Montale, restituendole la dimensione reale di musa e interlocutrice privilegiata del giovane poeta. Attraverso l'analisi di un epistolario inedito - comprendente lettere di Montale, Bianca Clerici, Francesco Messina, Gina Tiossi e altri membri del sodalizio artistico di Quarto dei Mille - il libro ricostruisce il contesto affettivo, culturale e creativo che diede origine alla prima stagione poetica montaliana. Esterina emerge come una creatura liminale, sospesa fra terra e mare, corpo e spirito, realtà e mito: simbolo di quella forza vitale e metamorfica che alimenta la poesia giovanile di Montale. Le sue lettere e i ricordi degli amici restituiscono un ritratto vivace della Genova degli anni Venti, tra bagni al mare, amicizie artistiche e prime prove letterarie.