«Non le posso davvero dimenticare quelle sere e l'impronta a terra del buio e i sigilli della brace rossa di Ayrat che fuma e le riprese stelle sopra il silenzio e le intermezzate parole e silenzio ancora e parole. Nella notte. Quando la Zaya arrivava dal buio e posava a terra il vassoio di tè caldo bollente e riparava il proprio marito e me con quelle pelli morbidissime di leopardo e - tutto al buio da dove veniva - ritornava alla yurta. C'era un senso di veglia che diceva del mistero del posto.»