San Francesco non è soltanto una figura decisiva della spiritualità medievale: con il Cantico delle creature consegna alla nostra tradizione anche uno dei testi fondativi della letteratura italiana, il primo grande salmo in volgare e una delle prime, autentiche forme di poesia in lingua "nuova". Da secoli la sua voce continua ad attirare lettori e scrittori, generando dialoghi, riscritture, echi. La prima parte del volume è dedicata al Cantico come poesia-preghiera: ne discute la forma in cui oggi lo leggiamo, il rapporto con le fonti (in particolare il Salmo 148) e alcuni nodi decisivi di interpretazione. La lezione comunemente stampata è davvero corretta? Come vanno detti - e ascoltati - versetti nati per la voce e per il canto? E come sciogliere il dilemma tra creature "lodate" e creature "lodanti", ancora al centro del dibattito critico? Seguono tre affondi sulla ricezione dell'eredità francescana in autori molto diversi: Dante, che colloca il Santo in Paradiso e ne costruisce un elogio memorabile; Carlo Porta, che in chiave laica e umoristica mette alla prova la retorica edificante; e D'Annunzio, che guarda alle Laudes creaturarum per titolare le sue Laudi e per modellare un francescanesimo estetizzante, fino alla Sera fiesolana. Un saggio che unisce filologia e critica letteraria per rileggere Francesco come poeta e come sorgente ancora attiva della nostra immaginazione.