In "La Sirena di Dadapolis", Pietro Treccagnoli racconta Napoli attraverso cinque prose che intrecciano topografia urbana, memoria personale ed evocazione letteraria. Treccagnoli guida il lettore lungo il "quarto Decumano" tra sirene e altre leggende metropolitane, risale i monti improbabili della città obliqua, rievoca con affetto Fabrizia Ramondino, insegue Solzenicyn per le strade di Roma e, infine, si confronta con una foto di famiglia tagliata - metafora di assenze e presenze capovolte. La scrittura, giornalistica nel ritmo ma letteraria nell'anima, restituisce una Napoli che preferisce la menzogna bella alla verità, perché - come direbbe Twain - guastare una bella storia con la realtà non vale la pena.