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Inconsapevoli. Le figure retoriche nel dialetto del Fermano

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Descrizione

Cosa unisce due realtà in apparenza così distanti come il dialetto e le figure retoriche? E ancora: sono realmente distanti? Certo le figure retoriche, con la loro suddivisione così minuziosa e tassonomica, con il loro nomi inconsueti e le loro suggestioni fantastiche sembrerebbero lontani dal mondo concreto e a volte duro del dialetto; sembrerebbe la stessa distanza che a volte si crea tra il mondo della cultura, in particolare dell'ambiente scolastico, e quello della vita reale, del lavoro, delle occupazioni e preoccupazioni concrete. Ma a ben vedere le figure retoriche, come tutta la grammatica, non sono altro che la riflessione approfondita sulla lingua parlata e scritta. Le figure retoriche, nella loro varietà, esistono già nella lingua, non sono una costruzione teorica, si limitano a cogliere nella comunicazione ciò che di fatto già c'è. Il primo che disse (o scrisse) la frase «bianco come la neve» probabilmente non creò intenzionalmente un'analogia; chi si accorse, parlando, che due parole costituivano una rima baciata e che l'effetto era gradevole, ne fu meravigliato e forse tentò di riprodurlo con altre parole.
Inconsapevoli. Le figure retoriche nel dialetto del Fermano
12,00 €

 
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