Se esiste una zona di continuità tra microscopico e macroscopico - che ci permetta, una volta raggiunta, di provare poi almeno a tendere verso l'ancora più grande - va cercata nella distanza tra il paesaggio e le sue rovine, tra la figurazione e una tra tutte le astrazioni possibili. Anche procedendo per tentativi - e muovendoci in un intervallo dato che non sia né troppo specifico né generico, dove per generico si intenda un intervallo qualunque senza almeno un punto di partenza scelto - si dovrà prima o poi trovare uno strumento, un mezzo che colleghi il micro con il macro. Stando alle enciclopedie, questo strumento è la mole, l'unità di misura della quantità di sostanza che ci permette di sapere quante unità elementari, quindi microscopiche, sono contenute in qualcosa di visibile a occhio nudo, quindi macroscopico. Dopo aver raggiunto un certo livello di familiarità con l'unità di misura, non resta che chiudere gli occhi e concentrarsi, aprirli, chiuderli ancora.