Goffredo Parola ha un nome importante e una vita sbilenca. Studente svogliato, nevrotico sentimentale, apprendista d'avventure esistenziali, Goffredo attraversa i primi anni Duemila come un personaggio kafkiano intrappolato in una commedia dell'assurdo, tra la facoltà di Giurisprudenza, ospedali, treni sbagliati e un riformatorio pieno di reietti e di nuove possibilità di reinserimento in una società che lui rifiuta. Insegue Elena, ma trova altro: una lingua tutta sua, un mondo che barcolla tra l'analogico e il digitale, un'Italia affaticata e grottesca, dove ogni gesto è insieme ribellione e sbandata. Tra visioni surreali e dialoghi obliqui, il romanzo racconta una generazione prima dei social, ancora incerta tra fuga e appartenenza. Una prova narrativa spiazzante, tenera e caustica, che parla a chi è sopravvissuto al caos e ci si è pure affezionato.