Il libro propone una critica del dualismo anima-corpo, dominante in Occidente, una concezione che colloca l'uomo, il detentore dell'anima incorporea, a fine ultimo della natura, e come tale in diritto di ridurre gli animali a suoi strumenti. Il testo parte da un'analisi di alcune letture sulla genesi di tale visione, avanzate da autori che la contrastano, e presenta poi un excursus su altri filosofi e scrittori oppositori del suddetto dualismo, e critici delle violenze sugli animali - i materialisti illuministi, Schopenhauer, Nietzsche, Horkheimer e Adorno, Pirandello, Kundera e Saramago - un'ideale linea di pensiero contrapposta sul tema a monumenti del pensiero occidentale come Kant, Hegel e Heidegger. La conclusione del libro è "moderatamente" animalista, ma (dialetticamente) estranea a certi "fondamentalismi" antiumanistici odierni.