Un prestito dell'esistenza di Stefano Vespo può leggersi a un livello più immediato come una raccolta di paesaggi mirabilmente espressi in una lingua misurata e intensa che è anche un atto d'amore alla poesia del Novecento. Andando a fondo si profila come una sorta di itinerario per stazioni, un suo personale «viaggio d'inverno» inteso come summa di rivelazioni ed esperienze alla ricerca di quel perfetto equilibrio che, nel mezzo del cammino, si tende fra mare e vulcano, fra luogo dei vivi e luogo dei morti.