In La morte a Venezia (1913), Gustav von Aschenbach, scrittore affermato e devoto alla disciplina, si abbandona in laguna a un'improvvisa passione per il giovane Tadzio. Sullo sfondo di una città splendida e decadente, insidiata dal colera, prende forma il dramma di un uomo diviso tra perfezione formale e abbandono al desiderio, in uno dei capolavori assoluti del Novecento. In Tristano (1903), ambientato in un sanatorio, l'arte e la musica wagneriana diventano la lente attraverso cui si rivelano i turbamenti interiori dei protagonisti. Amore, malattia e dissoluzione si intrecciano in un racconto che, con tono ironico e lirico al tempo stesso, prelude ai grandi temi della narrativa di Thomas Mann. Due storie brevi, intense e simboliche, che esplorano i confini tra arte e vita, disciplina e passione, ragione e abbandono.