Ed eccoci all'ottavo libro. Vi racconto come è andata: la paura dei detti rimasti intrappolati (dicono loro) nel famoso solaio dei ricordi, di essere stati da me definitivamente dimenticati è stata talmente forte che alla fine, con un atto di coraggio inaudito, hanno aperto la botola che li separava dal resto della casa e si sono precipitati all'interno del mio studio, dove li ho trovati appollaiati in ordine sparso sulla scrivania. Ho dovuto cedere al loro sit-in ed inserirli in questa mia ultima fatica (si fa per dire) letteraria. Uno di loro, in particolare, rivendicava il ruolo di capopopolo in questa «rivolta dei peones», e a lui ho dovuto dare un posto di preminenza, riservandogli il titolo del nuovo libro. D'altronde direi che se lo meritava, quel O basta là così traboccante saggezza pedemontana, tanto che mi stupisce il fatto che non l'avessi ancora inserito in qualche precedente raccolta. Ora tocca a voi, leggendo i racconti, esclamare di tanto in tanto: O basta là!