"Traverso i lacerti di una narrazione franta da salti e omissioni Valeria Cagnazzo ci conduce lungo Il pesce lampada, mitobiografia ambientata in un Sud archetipo, sospeso tra la ferocia e le malie di una modernità arcaica, animato dal compenetrarsi di umano, animale e vegetale, dal contrapporsi di convenzioni collettive e drammi familiari sullo sfondo di una violenza, politica, sociale ed esistenziale, che tutto ingloba. Poema di formazione, fiaba e meditazione esistenziale si intrecciano nel delinearsi del processo di crescita di questa figlia allucinata incapace di accettare la morte e la sua insensatezza, se non attraverso gli scherzi che con ironia mordace e aggressivo piglio infantile la protagonista rivolge alla morte, senza tuttavia riuscire ad attenuare l'angoscia che promana dalla coscienza della propria finitudine. Tu sei piccola e selvatica, anima mia, sembri appena nata. Temi la morte come l'uomo delle grotte. Del resto, come ben sappiamo, l'uscita dalla grotta è ancora di là da venire." (Ivan Schiavone)