Con Yaël Farber il mito greco incontra il Sudafrica all'indomani della caduta del regime dell'Apartheid e dell'esperienza della Commissione per la Verità e la Riconciliazione (TRC). "Molora" (Cenere in sesotho) è infatti una potente riscrittura transculturale dell'Orestea di Eschilo, con importanti innesti dall'Elettra di Sofocle e di Euripide. Argo è il Sudafrica, Klytemnestra è la carnefice che è stata vittima, Elektra e Orestes le vittime in procinto di diventare suoi carnefici. Madre e figli si affrontano alla presenza di un Coro di sette matriarche di etnia Xhosa, umili testimoni e decisive compartecipi dell'azione scenica. Dal suo debutto nel 2003, "Molora" ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali e continua a essere quanto mai attuale in un mondo di umanità lacerata. Questa prima traduzione italiana ne rende finalmente possibile la fruizione alla 'platea' italiana, soprattutto a chi è interessato alle riscritture africane dei tragici greci e, più latamente, alla drammaturgia transculturale in lingua inglese, insieme alla storia della tradizione e della ricezione dei classici.